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Pet Therapy

Le attività coterapeutiche assistite dagli animali stanno conoscendo una stagione di accresciuto interesse non solo dai media ma dalle stesse strutture socio-assistenziali con nuove possibilità di impiego per coloro che vogliono investire in questo settore occupazionale. Alcune cautele tuttavia sono d’obbligo se non si vuole perdere questa importante opportunità.
Troppe fandonie circolano su giornali e periodici, spesso ripetute pedissequamente da improvvisati relatori nei convegni, i quali ritengono che in fondo la pet therapy sia una sciocchezza e quindi non richieda una specifica preparazione.

Si sente perciò affermare che gli animali fanno bene perché emanano energie positive o assorbono la negatività (in un delirio taumaturgico da far impallidire i seguaci della new age), che la sola vicinanza del cane abbasserebbe la pressione sanguigna (e solo chi non ha mai avuto un cane può dire una tale idiozia), che l’animale fa bene perché stimola emozioni (ma anche la paura, il disgusto, la rabbia, la gelosia sono emozioni), che l’animale porta fuori ciò che di meglio c’è nella persona (e questo non ha bisogno di commenti e ben lo sanno i medici veterinari), che l’animale fa bene perché non giudica, non pone vincoli, non è in competizione insomma dà campo espressivo (ossia delirio allo schizofrenico, gioco eccitatorio all’iperattivo, comportamento di scherno e violenza da parte del bullo).

Questo sovente porta una famiglia ad adottare un cane per il figlio autistico o a inserire degli animali all’interno di centri di salute mentale, con risultati ovviamente disastrosi.

Chi parla di pet therapy in questo modo non è interessato a questo ambito di lavoro, non ci crede e non intende applicarsi seriamente, ma semplicemente cavalca una moda e per farlo in modo agevole ne parla in modo demagogico e acritico.

Le attività coterapeutiche assistite dagli animali, banalmente definite pet therapy, sono servizi che richiedono un’alta competenza e un’onestà di fondo, basata sul sapere che prodotto si offre e quali sono le leve per differenziarlo a seconda dei bisogni dell’utenza.

Con il cane si possono fare diverse tipologie di attività – per esempio ludiche, collaborative, di cura, di esplorazione, di sollecitazione sensoriale, di apertura a nuove prospettive identitarie, solo per fare qualche esempio - e ciascuna di queste attività danno contributi evolutivi ed emendativi differenti, indicati per alcune tipologie di pazienti e controindicati per altri.
Nelle sedute il pet diventa un referente di relazione capace di indurre un processo di cambiamento che però dev’essere indirizzato nella direzione giusta.

A differenze delle attività zootecniche, fondate su prestazioni che derivano direttamente dall’animale, le attività zooantropologiche si basano su contributi referenziali ossia di relazione che derivano pertanto dal tipo di attività di relazione implementate con l’utente ossia dalla dimensione di relazione in cui il paziente viene esercitato.

Se è vero che il medico curante deve indicare gli obiettivi per il suo paziente, è altrettanto vero che compito del comportamentalista individuare quali attività di relazione con il pet favoriscono il raggiungimento di detti obiettivi. Pertanto la prescrizione si basa sul tipo di attività da fare e non semplicemente nel portare un animale in seduta.
Le attività comiche per esempio sono indicate per il bambino ospedalizzato ma assolutamente da evitare nei casi di bullismo.
Allo stesso modo un’attività di cura è perfetta per dare autostima ma disastrosa in un anziano ansioso.
Conoscere i contributi delle diverse dimensioni di relazione è perciò la base della prescrizione zooantropologica.

(Articolo di Roberto Marchesini - ufficiostampa@siua.it)

Il 30 gennaio 2010 partirà la XII edizione del corso SIUA “Pet Therapy - Zooantropologia Assistenziale”. Gli interessati sono inviati a visitare il sito www.siua.it o contattarci inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica corsi@siua.it o ancora telefonicamente in orario d’ufficio allo 051/810387 o al 340/2513890.




APPROVATO IL DDL SULLA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA

Tratto dal periodico di informazione veterinaria "La Professione Veterinaria" n°33/2009

Ci sono anche divieti e nuovi reati penali nel ddl che ratifica la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, approvato il 2 ottobre dal Consiglio dei ministri.
Con questo atto normativo, infatti, oltre ad adottare la Convenzione e i suoi principi, il Governo ha introdotto alcune modifiche al Codice Penale, agli articoli 544-bis e 544- ter.
Oggi l’art. 544-bis (Uccisione di animali) del Codice Penale recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi. Il Ministro Frattini ha anticipato che il ddl modifica questo articolo eliminando la parola “crudeltà”.
Di conseguenza anche l’articolo seguente, l’art. 544-ter (Maltrattamento di animali) ne risulta modificato: “Chiunque, senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro”. Reclusione e sanzione amministrativa che il ddl annuncia di aver inasprito.

La stessa pena si applica, come già previsto dal vigente ordinamento, a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena si conferma aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell´animale.

Il taglio della coda e delle orecchie, così come le altre mutilazioni previste dalla Convenzione diventano reato penale ed entrano come tali nel Codice Penale.
Il Disegno di Legge del Governo prevede infatti il sanzionamento di chi sottopone e di chi effettua tagli di code, orecchie, asportazione di unghie o denti per cani e gatti effettuati a scopi non terapeutici.
È il Sottosegretario Francesca Martini a precisarlo: ”Anche il taglio della coda, delle orecchie, e altre mutilazioni non motivate da esigenze terapeutiche, sono diventati reati penali, attraverso la modifica dell’art. 544-ter del Codice Penale».
Rappresentano, cioè maltrattamento e come tali sono puniti con le pene previste dal nuovo articolo 544- ter.

Attualmente le mutilazioni sono regolate dall´Ordinanza 3 marzo 2009 che vieta gli interventi chirurgici destinati a modificare la morfologia di un cane o non finalizzati a scopi curativi, fatta eccezione - per quanto riguarda il taglio della coda - per i cani appartenenti alle razze canine riconosciute alla F.C.I. con caudotomia prevista dallo standard, "sino all´emanazione di una legge di divieto generale specifica in materia".

Il ddl di modifica del Codice Penale renderà, una volta varato, inefficace la deroga stabilita dall’Ordinanza per ragioni di standard.
Solo l’intervento chirurgico del medico veterinario per scopo terapeutico non rientra nella fattispecie penale.

“La novità più importante - avverte Frattini - consiste nell´aver introdotto un reato nuovo, quello del traffico illecito di cani e gatti, con particolare riferimento al traffico di cuccioli´´.
L´introduzione del reato di traffico illecito di cani e gatti era stata annunciata dal Ministro Frattini in occasione delle iniziative promosse da Lav, Anmvi e Fnovi per contrastare il fenomeno delle importazioni clandestine in violazione di normative di sanità e tutela animale.

In quella stessa sede, il Ministro degli Esteri assunse l´impegno di ratificare la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Il traffico illegale di cani e gatti diventa un reato penale. Il reato si configura quando per ragioni di lucro si introducono in Italia cani e gatti non identificati, senza le necessarie certificazioni sanitarie e senza passaporto.
La pena, che include la reclusione e una multa fino a 15 mila euro, viene aumentata se vittime del traffico sono cuccioli di meno di 8 settimane di vita.

Sanzioni sono previste anche per negozianti (rivendita di cuccioli derivanti dalla filiera illegale) e per i trasportatori. Questi ultimi, ha detto Frattini, perdono la licenza di trasporto dopo reiterate violazioni. Sono previste sanzioni amministrative anche per la mera introduzione in Italia di animali privi dei requisiti richiesti dalla legge.

Così il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini: “finalmente, ratifichiamo una Convenzione di Strasburgo del lontano 1987 (la stessa terminologia della Convenzione risente degli anni che sono passati) che introduce norme particolarmente severe per la protezione degli animali da compagnia che riguarda milioni di famiglie italiane”.
 
Il Ministro Frattini auspica che la ratifica, definita "un´assoluta priorità", avvenga entro Natale. Il provvedimento è alla firma del Presidente della Repubblica per il successivo passaggio in Parlamento.




Arriva il patentino per i cani pericolosi

6 ottobre 2009
Veterinari determineranno quelli a rischio elevato

ROMA - Arriva il 'Patentino' per i proprietari dei cani pericolosi. E' stato presentato infatti oggi a Roma dal sottosegretario alla salute Francesca Martini il "corso formativo" per proprietari di cani previsto dall'ordinanza del 3 marzo 2009, quella sulla "tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione di cani". Un programma di formazione che, si legge in un comunicato del ministero, ha come obiettivo "la creazione del corretto rapporto uomo-cane, rapporto antico ma spesso mal gestito nella nostra società". E' un "corso aperto e consigliato a tutti", ha detto il sottosegretario Marini. "Un corso gratuito, che verrà organizzato e offerto ai cittadini dalle amministrazioni locali".

"Un corso - ha sottolineato - assolutamente volontario", che è reso obbligatorio solo per i proprietari dei cani "a rischio elevato". Sul concetto di "rischio elevato", visto che l'ordinanza del 3 marzo ha di fatto eliminato la 'lista nera' delle razze di cani considerate pericolose, la Martini rimanda ai veterinari che hanno collaborato a tracciare le linee guida dell'iniziativa. Pasqualino Santori, presidente del Comitato Bioetico per la veterinaria, spiega che non è corretto demonizzare una razza piuttosto che un'altra, ma che ogni cane può assumere dei comportamenti pericolosi, sta al padrone riconoscere i 'segnali' di anomalia nei comportamenti del cane e segnalarli al veterinario.

Il 'Corso formativo' ha il suo libro di testo: un fascicolo di una trentina di pagine che prende in esame, per capitoli, i vari aspetti del rapporto tra uomo e cane - "un'amicizia antica" - spiegando come leggerne i comportamenti, capirne i bisogni, comunicare con 'lui', il nostro cane. Il testo si preoccupa anche di sfatare alcune "credenze errate, inesatte o pericolose" sui cani, e sui "campanelli d'allarme" che "quasi sempre" precedono i fenomeni di aggressività, e che possono non essere colti o interpretati nella giusta maniera. I corsi cominceranno subito, anzi "da ieri", come assicura il sottosegretario Martini, aggiungendo che sono i cittadini che, nel caso, devono sollecitarli alle amministrazioni e, in particolare, al proprio sindaco che è - ricorda - "il responsabile delle tematiche legate al randagismo e all'educazione dei proprietari dei cani". I costi di questi corsi, "gratuiti e aperti a tutti", per la collettività sono "irrisori", spiega la Martini, in quanto nascono dalla collaborazione tra le amministrazioni, le organizzazioni cinofile locali, i medici veterinari sul territorio. "L'istituzione del patentino per i proprietari e detentori di cani - secondo le intenzioni del Ministero - è un ulteriore passo in avanti nel panorama legislativo nazionale a tutela delle persone ma anche e soprattutto dei cani stessi".

(tratto da http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/inbreve/2009/10/06/visualizza_new.html_965634995.html)

 

[ Gyor - 03.10.09 ] - CERCO O OFFRO         
Ciao, 2 cacib in 2 giorni in 2 paesi. Per i gruppi I-II-IX sabato 3/10 a Gyor (H), il giorno dopo a Tulln(A). Per gli altri gruppi l'ordine è inverso. Io penso di andarci con un Bichon, forse in treno, forse in macchina. Chi è interessato mi contatti che si vede che fare. Io abito vicino all'aereoporto di Venezia. Ciao
Arturo

Leishmaniosi: in aumento nell’uomo e nel cane
Dati epidemiologici "preoccupanti" in Italia. Importanza della prevenzione in un incontro a Roma: leggi l'articolo QUI


PEDAGOGIA CINOFILA

Articolo di Roberto Marchesini

La parola “educazione” in cinofilia viene spesso confusa con disciplina, ma questi due termini in pedagogia – la scienza che si occupa di dare un indirizzo allo sviluppo dei giovani – hanno significati profondamente diversi che occorre conoscere soprattutto se ci si vuol fregiare del titolo di “educatore”. Educare deriva da ex-ducere, letteralmente portare fuori ovvero consentire il pieno sviluppo nei due sensi: 1) di corrispondenza, vale a dire di piena acquisizione dell’identità di specie; 2) di correlazione, ossia di rispecchiamento dei vincoli e delle opportunità offerte dal contesto di vita. L’educazione è perciò il processo che realizza il carattere del cane, nel suo essere equilibrato, armonico, coeso, arricchito, conforme, adattabile, prosociale. La disciplina invece ha un altro obiettivo, sempre riferibile al benessere del cane, ma più indirizzato alla capacità integrativa del quattrozampe. Diciamo subito che disciplinare significa impostare dei comportamenti controllati che facilitano la vita del cane, il suo coinvolgimento in tutte le situazioni, accrescendo il tempo che il pet-owner può trascorrere insieme al suo fedele amico. Una precisazione: disciplinare non vuol dire: a) schiacciare il cane con un comportamento troppo assertivo o nevrotico; b) eccedere nel tecnicismo nell’interazione con lui e avere un rapporto freddo; c) pretendere l’assoluta obbedienza del cane e controllare tutte le sue espressioni. Ci sono peraltro degli stili del proprietario che contrastano lo sviluppo di disciplina. Certe persone, per esempio, ritengono che il cane non vada corretto nelle sue espressioni, vuoi per un’idea sbagliata di libertà o di naturalità vuoi perché preferiscono confinare il cane nel giardino o comunque non coinvolgerlo nella loro vita. Altri proprietari hanno una relazione proiettiva con il cane, ossia lo utilizzano per accontentare particolari bisogni, il che significa non impegnarsi nel rapporto. Per alcuni è un figlio quindi amano assecondarlo, per altri è un gioco quindi sono portati a eccitarlo, per altri ancora è una mascotte per cui quanto più è pittoresco e smodato tanto meglio è. Ci sono poi dei proprietari che mancano di coerenza e continuità e ancora una volta i motivi possono essere i più disparati: in famiglia non tutti la pensano allo stesso modo, la persona ha sbalzi d’umore, il rapporto è ristretto a ritagli di tempo. Per disciplinare occorre pazienza, continuità, coerenza, benevolenza ma altresì fermezza, attenzione, conoscenza delle caratteristiche del cane. Va subito detto che la disciplina è conforme alla natura del cane; i mammiferi infatti hanno “comportamenti aperti”, vale a dire che possono assumere molte forme rispetto al come, quando e verso cosa rivolgere la loro espressione. I comportamenti non disciplinati risultano: 1) generalizzati, ossia espressi al di fuori del contesto adeguato; 2) destrutturati, ossia non organizzati nella sequenza, temporalità, chiusura. L’indisciplina è un problema grave per il cane sia in casa, dove risulta difficoltosa e critica la gestione e l’interazione, sia all’esterno, dove risulta eccessivo, inopportuno, sgradevole. Un cane disciplinato ha molte più chance nel rapporto col mondo, sarà accettato dagli altri e correrà meno pericoli, e con il proprietario: più difficilmente verrà sgridato, confinato, trattato in modo ondivago. La prima fonte di disciplina è la madre che fin dalle prime settimane di socializzazione interviene attivamente per chiudere i comportamenti aperti o eccessivi e per definire i contesti giusti per ogni particolare espressione. Per questo molti cuccioli sottratti troppo presto alla madre manifestano comportamenti smodati e reiterati, che non si chiudono e che sono prodotti fuori luogo. La cosa migliore da fare se rinveniamo cuccioli di poche settimane è affidarli a una mamma tutor che se ne prenda cura in termini disciplinari. Una volta adottato sarà comunque responsabilità del proprietario impostare un training disciplinativo in modo tale da continuare e completare quanto impostato dalla mamma.


Tra settembre e ottobre 2009 partiranno diversi percorsi formativi per Educatori Cinofili di 1° Livello. Quanti fossero interessati, possono visitare il sito www.siua.it o contattarci inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica corsi@siua.it o telefonicamente in orario d’ufficio allo 051/810387 o al 340/2513890.

I Progetti SIUA-CIA e SIUA-LAV in Z. Didattica
Progetto SIUA-CIA “Educare al comportamento prosociale
Progetto SIUA-LAV “Il valore della diversità”
La pet therapy: un’importante opportunità per lavorare con il tuo cane
Il bisogno di educatori cinofili

Per info e iscrizioni: corsi@siua.it - www.siua.it - 051/810387 – 340/2513890

 
 

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Se vuoi dare una mano..LEGGI TUTTO >


PROFILASSI COMPORTAMENTALE
Per lavorare sull’ambito della profilassi comportamentale anche in linea con l’ordinanza Martini per il rilascio dei patentini, la SIUA organizza corsi per Educatori Cinofili.
Per consultare il programma formativo, consultare la sezione “Corsi” del sito www.siua.it. Per iscrizioni: corsi@siua.it - 340/2513890 - 051/810387

Essere cauti, ma senza paura... leggi>
di Roberto Marchesini
Direttore SIUA (Scuola Interazione Uomo Animale) - www.siua.it


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